| Scatta l´offensiva di Impregilo |
| mercoledì 08 agosto 2007 | ||||||
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L´incontro era fissato per oggi. Commissariato e Impregilo. Si erano dati appuntamento il prefetto Alessandro Pansa e l´ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante, ora presidente di Fibe e Fisia, le società della holding. La riunione salta. Non è un disguido. Né un caso. È la scintilla che apre la partita finale sui conti dell´emergenza rifiuti. Scontro da centinaia di milioni. Gli equilibri sono stati spezzati dai magistrati di Napoli con il sequestro e l´interdizione a Impregilo. Ma la sua reazione piace in Borsa: il titolo si è già ripreso. Più 2,03. Impregilo era alle corde, dopo il venerdì nero dei primi sequestri, la Finanza di Napoli bloccò nelle banche di mezza Italia 90 dei 750 milioni indicati da Procura e gip. Il titolo fu subito fermato in Borsa. Costretta a reagire, riunì di domenica il consiglio di amministrazione. Chiese un sostegno a Mediobanca, lo avrà grazie ai nuovi soci: l´Immobiliare Lombarda di Ligresti, il Gruppo Gavia e Atlantia, i maggiori azionisti con il 29,9%. Impregilo non poteva mollare le due società coinvolte nello scandalo rifiuti di Napoli, per proteggere la sua immagine. Costruisce in Brasile la ferrovia Rio-San Paolo. Fibe e Fisia sono però in crisi: non possono muoversi. Per i sette Cdr devono pagare fornitori e maestranze. Ma ora hanno le casse bloccate, non possono anticipare un solo euro. Ma i creditori accettano i tempi lunghi del Commissariato? Fisia Italimpianti deve anche ultimare il termovalorizzatore di Acerra entro l´anno. Dovrà investire altri 84 milioni, chi glieli dà? È stata quindi definita una strategia. Un contrattacco. Mira a due punti deboli del Commissariato. Se blocca i Cdr, provoca una nuova paralisi. Se ferma impianti e cantiere di Acerra, esplode un´altra emergenza: mille lavoratori in strada. Queste sono le due carte segrete ma abbastanza chiare di Fibe e Fisia. Ecco perché il presidente Massimo Ponzellini ha scritto a Pansa. Vuol ribaltare le posizioni. Chiede il saldo dei crediti maturato da febbraio a luglio, 40 milioni. Sottolinea che buona parte delle spese riguarda gli stipendi dei mille lavoratori, rischiano di non essere pagati ad agosto. Intima di bandire la "gara internazionale" per Acerra. Tace su quello che potrebbe costruire a Santa Maria La Fossa. È interessante la precisazione: "gara internazionale". Impregilo non gradisce una cordata con procedure urgenti, preferisce un colosso. Per vendergli poi l´inceneritore di Acerra a prezzo congruo. Fibe è stata esclusa dal decreto di fine 2005, Fisia è subentrata nella costruzione ma non potrà gestirlo. Dovrà cederlo. La capofila Impregilo ha quindi tutto l´interesse a completare i lavori, elevare il suo potere contrattuale consegnando una struttura pronta. Potrà così fissare il prezzo a chi subentrerà. È prevedibile: oltre 400 milioni. Ne ha spesi tanti. Ai 250, prezzo di mercato per quell´impianto, si sono aggiunti i costi delle 27 modifiche prescritte dalla Via (Valutazione impatto ambientale). Un dettaglio che preoccupa il senatore Tommaso Sodano, presidente della commissione Ambiente: «Fibe è stata la causa di questo disastro. Deve dimostrare di aver eseguito perfettamente le 27 modifiche, sarà controllata rigorosamente l´efficienza della struttura, prima che Fibe vanti il minimo credito. Senza dimenticare che la partita grossa riguarda le ecoballe. Dovrà smaltirle in suo danno, non certo avrà vantaggi da quanto non ha fatto e dai Cdr costruiti male». La precisazione di Sodano (a sostegno di Pansa) è la chiave dell´inchiesta. La Procura chiede infatti il rinvio a giudizio di Bassolino e altri 27 imputati di truffa aggravata allo Stato e frode nelle forniture. Al contrattacco non risponde subito Pansa. Ha ripulito le strade e congelato l´emergenza. Ha fatto già molto. Deve ora giocare la partita dei conti. Eredita un Commissariato con oltre 600 milioni di debiti e 170 milioni di crediti dai Comuni morosi. Reagirà, si immagina, contestando proprio i Cdr. Inefficienti. Sarà la prima contromossa, ne studia anche altre. L´incontro di oggi non poteva che saltare. Antonio Corbo, "L'Espresso"
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