Pubblichiamo questo articolo di Peppe Ruggiero, pubblicato sulla rivista Left dell' 8/06/2007 che tenta di fare un po' il punto e pone una serrata serie di domande a proposito della gestione dei rifiuti in Campania. Proteste, treni bloccati, roghi in strada, piramidi di spazzatura ammassate intorno ai cassonetti. Sono trascorsi ormai più di tredici anni dall'emergenza rifiuti che attanaglia come una piovra la Regione Campania. Tredici anni in cui hanno messo le mani quasi tutti. Governatori regionali di destra e di sinistra, tecnici professionisti, imprenditori, professori, commissari, subcommissari. Senza, però, che mai nessuno ne sia venuto a capo. Ed in mezzo tanti miliardi di vecchie lire andati in fumo. Tredici anni dove hanno perso tutti. Istituzioni, cittadini, politici e imprenditori onesti. Tutti tranne la camorra. Non ci ha perso niente, anzi ci ha guadagnato. Oltre settemila miliardi di euro, quasi 600 milioni all'anno per lo smaltimento illegale di rifiuti.
Più di un effetto collaterale. Fiumi di denaro finiti nel migliore dei casi in sperperi ed iniziative sbagliate, tanti avvisi di garanzia ancora in attesa di approdare ad un processo. Accanto alle montagne di ecoballe si assiste ad un film che tanto clandestino non è, in cui chiaramente si vede e si sente un flusso di rifiuti illegali che dal Nord al Sud continuano a devastare le terre della Campania. Tanto che la commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti guidata da Paolo Russo, nella relazione finale della scorsa legislatura descrive la regione come un "vero laboratorio nazionale degli accordi corruttivo-collusivi e delle convivenze perverse tra politica, affari e criminalità".
In questi anni, la questione rifiuti è stata gestita dai clan della camorra che lucravano ai danni della salute dei cittadini e del territorio, da politici che ne hanno fatto uso di propaganda elettorale, da pseudo imprese che producevano ecoballe inquinanti e da governatori "distratti" che non leggevano neanche i documenti che firmavano. Un grande affare che riporta indietro, agli anni del terremoto. Tanti soldi arrivati da Roma, che hanno fatto, e fanno, campare tutti, dal manager all'imprenditore, dagli Lsu alla criminalità organizzata. E con una spesa ultradecennale di oltre un miliardo e 800.000 euro. Ma proviamo a rileggere quest'ultima emergenza da un altro punto di vista. Tutto nasce dalla chiusura della discarica regionale di Villaricca prevista il 30 aprile scorso. Tale discarica accoglieva la Fo e i Sovvalli prodotti da tutti i sette Tritovagliatori (ex impianti di Cdr) della Regione Campania. Per maggiore chiarezza, la Fo sta per Frazione Organica: prima dell'intervento della magistratura si chiamava Fos, Frazione Organica Stabilizzata, cioè resa inerte mentre il Cdr sta per Combustibile Derivato dai Rifiuti, il residuo secco con alto potere calorico che, assemblato in ecoballe, può essere combusto nel termovalorizzatore. Sempre dopo l'intervento della magistratura si è capito che le ecoballe non erano tali perché al loro interno il rifiuto era ancora misto, secco e umido e non poteva essere combusto in nessun termovalorizzatore. Ecco perché gli impianti di Cdr sono stati declassati a Tritovagliatori.
Allora, ricapitolando la situazione fino a prima dell'ultima "emergenza", in Campania i rifiuti "tal quale" raccolti (a meno della percentuale di "differenziati") arrivavano agli impianti di Tritovagliatura dove venivano suddivisi in balle (di circa una tonnellata e 300 ciascuna) e la frazione organica umida, mescolata ai sovvalli per renderla meno umida proveniente da tutti i sette impianti, andava a Villaricca. La chiusura della discarica fu prorogata al 26 maggio. Perché, visto che i rifiuti fino ad allora avevano il loro percorso "funzionante", si è deciso di non raccoglierli più, già da 30 giorni prima dala chiusura della discarica, lasciandoli per strada, creando una nuova emergenza? Ma ci sono tante altre domande che meritano una risposta.
I siti che vengono scelti per le discariche sono individuati in base a criteri scientifici o in base alla disponibilità di aree? Di chi sono le cave o di chi erano e chi le ha comprate da chi? Perché i proprietari invece di essere obbligati a metterle in sicurezza sono ora ripagati con l'affitto o la vendita delle loro cave? Queste aree erano nel Piano cave della Fibe? Ma soprattutto: qual è la situazione del contratto della Fibe che risulta essere stato "risolto", ma intanto resta il braccio operativo del Commissariato di governo? Un esempio per tutti. Ad Acerra (Napoli), l'impresa dei fratelli Pellini prende dal Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti circa cinquemila euro al giorno per l'affitto delle loro aree, anche se dal 2004 nei loro terreni non viene smaltito più nulla perché gli impianti sono stati messi sotto sequestro giudiziario. Su di loro grava un'accusa di disastro ambientale. Secondo la Procura di Napoli nel 2002 avrebbero trafficato illecitamente 300.000 tonnellate di rifiuti. Ma il punto centrale dell'emergenza rifiuti gira intorno al contratto risolto con la Fibe, gruppo Impregilo, vincitrice dell'appalto di gara per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Il contratto è stato "risolto" nel 2005, ma tuttora la Fibe rimane titolare degli impianti, ed è impegnata nella realizzazione del termovalorizzatore di Acerra. In attesa che venga espletata la gara europea per il nuovo bando. Il guadagno da parte della Fibe si giocava tutto sulle ecoballe che dovevano essere bruciate nei termovalorizzatori. Ma ad oggi delle oltre otto milioni di ecoballe sparse in Campania, nessuna ha il requisito per essere bruciata e dovranno essere smaltite in altri luoghi.
Che ruolo giocano le banche che avanzano crediti dalla Fibe? Le balle, la Fo e i Sovvalli sono i loro "pegni"? Il passaggio al Tritovagliatore (140 euro a tonnellata di Rsu) è una pesa del "pegno"? Se con la raccolta differenziata, innanzitutto secco-umido, la quantità di Rsu che passa per la pesa si riducesse, le banche perderebbero parte del "pegno"? Se in Campania si raccogliesse separatamente l'umido, gli impianti di tritovagliatura sarebbero veri impianti di Cdr perché tratterebbero solo rifiuto secco e quindi con potere combustibile. Inoltre non si produrrebbe la Fo, ma realmente la Fos in quantità minime ed anche i Sovvalli sarebbero di meno e soprattutto inerti. Ma in questo caso non ci sarebbero più ecoballe, il peso dei rifiuti nei Cdr diminuirebbe, non ci sarebbero più necessità di compravendita di terreni, e verrebbero meno le "garanzie" in questo momento per banche che presentano crediti enormi nei confronti della Fibe. In attesa di risposte va avanti la politica del rattoppo. In attesa della prossima emergenza Napoli brucia sulle montagne di rifiuti. E tutto questo, non può andare sempre e soltanto a vantaggio della camorra. |