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Il presepe dei famosi PDF Stampa E-mail
domenica 16 dicembre 2007

Tra tanti personaggi famosi (anche negativi) che affollano le botteghe degli artisti di via S. Gregorio Armeno, ritengo sia grave che manchi la figura dei Pastori di Acerra, Vincenzo e Mario Cannavacciuolo, ormai famosi in tutto il mondo e protagonisti persino del film “A Bbiutiful cauntri” premiato recentemente al film festival di Torino.


La morte di Vincenzo, risultato dalle analisi fatte a mie spese in Canada, pieno di diossina come le sue pecore sterminate, rende ben rappresentativo il fratello Mario quale ultimo pastore di pecore di Napoli e Provincia, autentico “ultimo dei Mohicani” di una specie ormai estinta nella nostra vasta e martirizzata area metropolitana.

Le sue pecore, che in questi giorni si cercherà di abbattere definitivamente per eliminare gli ultimi scomodi testimoni, sono state le più efficaci, eroiche e purtroppo inascoltate sentinelle ambientali del disastro cui stavamo andando incontro nella assoluta e deliberata cecità di chi non vuol vedere.

A partire da questo Natale, purtroppo, non avremo più neanche la possibilità di pensare a pecore vere. Da questo Natale a Napoli, la città del Presepe, e nella sua Provincia, rimarranno solo le pecore di plastica o di terracotta degli artigiani di S. Gregorio Armeno o degli ormai arrembanti cinesi. Le pecore a libero pascolo a Napoli e Provincia le avremo abbattute tutte perchè tutte sono ripiene di veleni.


E, come beffa finale, mentre finalmente forse parte il biomonitoraggio di diossine e PCB che con tanta fatica abbiamo ottenuto da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, sono stato informato che proprio loro, proprio i Pastori di Acerra, unici e mai smentiti testimoni di un autentico disastro ambientale negato, sono stati esclusi con tutti i loro cari, nonostante esplicita richiesta scritta, dalle analisi di biomonitoraggio a spese dello Stato, che invece alle loro pecore è stato eseguito almeno quattro volte.

        
E’ indispensabile che il Pastore di Acerra, con le sue pecore morenti, inascoltate testimoni e sentinelle per i napoletani, diventi nuova ed importante figura del Presepe dei Napoletani, insieme magari all’avvocato Gerardo Marotta che, unico e solo con i suoi “ragazzi”, ha sollevato con forza il loro caso obbligando anche me ad assumere quelle iniziative che competevano allo Stato e che hanno certificato anche nell’uomo ciò che tutti sapevano e pur negavano sulle pecore di Acerra.


Domani, 16 dicembre 2007, il Cardinale Crescenzio Sepe verrà al Pascale ad inaugurare una nuova importante struttura presso l’Istituto Nazionale dei Tumori “Fondazione Senatore Giovanni Pascale”.

Una nuova camera operatoria? No. Sarà inaugurata una ludoteca ma non per bambini ricoverati,  giacché il Pascale non si occupa di patologie pediatriche. E’ una ludoteca piena di giocattoli dedicata ai figli piccoli delle nostre donne ricoverate!


Non abbiamo voluto ascoltare il tragico silenzio delle ultime pecore napoletane.

Vogliamo ora renderci conto di ciò che significa una ludoteca al Pascale? 

La Direzione Generale dell’Istituto Tumori di Napoli, che, ripeto, si occupa di una patologia che, per definizione, dovrebbe essere dell’età avanzata, ha avvertito la esigenza morale di fornire aiuto e solidarietà concreta non già alle donne in post-menopausa, che dovrebbero rappresentare ancora la maggioranza delle ricoverate dei nei nostri reparti, ma a donne giovani, ricoverate presso il nostro Istituto, che hanno quindi bambini piccoli da non potere tenere lontani da sé .

I freddi (e manipolati) numeri della epidemiologia cosa possono più opporre di fronte alla realtà evidente di una ludoteca che apre nell’Istituto dei Tumori di Napoli che, per definizione,  dovrebbe curare solo gli adulti e i più anziani?


Vogliamo svegliarci dal sonno profondo di questo mondo consumista, governato dal Dio Mammona, malato e inquinato, e ricominciare daccapo, tutelando finalmente l’ambiente e dedicando risorse alla Prevenzione Primaria?

E, finalmente, vogliamo riappropriaci in pieno del meraviglioso messaggio di pace, sobrietà ed amore del Gesù Bambino, povero ma venerato dai Pastori nella sua semplicissima e calda mangiatoia illuminata dall’amore della Sua giovanissima Mamma?


Napoli li 15 dicembre 2007

 

Antonio Marfella

Tossicologo oncologo

 
La gestione arretrata dei rifiuti speciali PDF Stampa E-mail
martedì 11 dicembre 2007
Sta diventando, nella disattenzione generale, l'emergenza nazionale di domani. Di tutto il Paese. E' quella dei rifiuti speciali, cioè di quei rifiuti che non sono assimilabili agli urbani. Sono i rifiuti delle attività produttive, delle industrie. L'ultimo rapporto dell'APAT parla chiaro, basandosi sui dati ufficiali più recenti, quelli del 2004: a fronte di una produzione di rifiuti urbani (ed assimilati) di 31,7 milioni di tonnellate, il nostro Paese ha prodotto 108 milioni di tonnellate di rifiuti speciali. Senza che esistano abbastanza impianti per il recupero o lo smaltimento di una tale quantità di materiali. Le operazioni di recupero di materia rappresentano la forma prevalente di gestione dei rifiuti Speciali, circa il 47%. Del rimanente, circa il 21% è smaltito in discarica e il 15% è avviato ad impianti di trattamento chimico, fisico o biologico e ricondizionamento preliminare. La produzione di rifiuti pericolosi, essenzialmente dovuta al settore della chimica, si attesta a 5,3 milioni di tonnellate. Tirando le somme, fatalmente, mancano all'appello ben 26 milioni di tonnellate di rifiuti speciali: sono scomparsi nel nulla. Non se ne conosce l'effettiva destinazione. Decisamente ci troviamo dinanzi ad una gestione arretrata dei rifiuti del mondo produttivo. Se a questo aggiungiamo che in ben cinque - Regioni, Campania, Calabria, Lazio, Puglia e Sicilia - è in corso una grave emergenza rifiuti urbani, ne esce un quadro nazionale abbastanza inquietante. Se già cinque regioni hanno difficoltà a smaltire i rifiuti urbani, che sono poco meno del 25% del totale, come si può ottenere uno smaltimento effettivo di tutti i rifiuti speciali che produciamo? Negli ultimi 4 anni la novità negativa più importante è il Codice ambientale, ora in revisione dall'attuale Governo, che tra i mille difetti che presenta, contiene anche quello di imporre eccessive semplificazioni per i rifiuti pericolosi, permettendo forme di smaltimento piuttosto fantasiose, e dannose per la salute. In assenza di impianti di smaltimento che bastino per tutti, e considerando che si tratta di forme di smaltimento particolarmente costose, che hanno alla base la messa in sicurezza delle sostanze pericolose, da sempre ogni Paese adotta forme proprie e particolari per disfarsi degli scarti delle attività produttive. La Norvegia, che è al primo posto nel continente per gli abusi ambientali, precedendo l'Italia, usa la propria zona artica come discarica di rifiuti nocivi. L'Olanda, ed altri Paese limitrofi, vietano lo smaltimento in discarica dei rifiuti tossici, tassano in modo elevato l'incenerimento, e in tal modo favoriscono l'esportazione via mare verso l'Africa, come portato alla ribalta dal caso di Abidjan nel settembre 2006. Nel nostro Paese, invece, si sceglie la strada della vendita a Paesi asiatici, quando si tratta di materiali recuperabili, e dello smaltimento illecito di ciò che non è recuperabile. Verso la Nigeria ed il golfo di Guinea, quando si tratta di grandi quantità, sul nostro stesso territorio quando si tratta di moli che non rendono conveniente l'imbarco via mare. Così, se fino a qualche anno fa i fenomeni di smaltimento illecito erano propri solo delle regioni a tradizionale presenza mafiosa, tra le quali la Campania è sempre stata in testa, oggi leggiamo simili casi riferiti a tutta l'Italia. Ad esempio, il 4 dicembre viene alla luce un giro di affari di 5 milioni di euro: è questo il valore del traffico illecito di 350.000 metri cubi di rifiuti speciali che i carabinieri del Noe hanno scoperto, sequestrando una discarica abusiva realizzata a Rocca delle Fene di Pietra Ligure. Era stata data l'autorizzazione per un intervento di ripristino ambientale, ma i carabinieri hanno trovato un vero e proprio smaltimento di rifiuti speciali. Pochi giorni prima, altri rifiuti speciali stoccati senza autorizzazione sono stati scoperti dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce in un'area di 18 mila metri quadri adibita a discarca abusiva, a Galatina. Negli stessi giorni, l'Operazione Matrix, in Calabria, condotta dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, ha portato alla luce un traffico di 25.000 tonnellate di rifiuti speciali tra la Calabria e la Campania contravvenendo ai divieti imposti dalla stessa Regione Campania circa l'introduzione di rifiuti di provenienza extra-regionale ed avvalendosi di un sistema di "staffette" agli autocarri sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria per eludere i controlli delle forze di polizia. I rifiuti speciali illegalmente trasportati erano costituiti principalmente da veicoli fuori uso parzialmente demoliti, imballaggi metallici ed estintori a polvere sotto pressione. Per completare questo piccolo giro d'Italia, il 26 novembre i Carabinieri del Noe di Bologna hanno denunciato l'amministratore unico di una società di Finale Emilia e il presidente del consiglio di amministrazione di una società di Lonato (Brescia), entrambe operanti nel trattamento dei rifiuti, l'amministratore, un socio e numerosi autisti della ditta di autotrasporti coinvolta, con sede nel veronese. I militari hanno scoperto un traffico illecito di un ingente quantitativo di rifiuti speciali, provenienti da una ditta del Friuli, che subivano un mero cambio cartolare del codice identificativo, una vecchia invenzione dei clan campani, senza alcuna effettiva attività di trattamento. In tal modo, i rifiuti potevano essere conferiti all'impianto di Lonato, aggirando le prescrizioni autorizzative imposte a quest'ultima società e garantendo, al contempo, indebiti guadagni. Forse non è un caso se, secondo le statistiche del 2006, le prime tre Regioni più interessate dai reati ambientali sono, in ordine, Campania, Sicilia e Veneto: l'Italia intera, da Palermo a Venezia, è attraversata dalla nuova ondata aggressiva di un’ecomafia altrettanto nuova. Non più cosche e clan, ma imprenditori ed industriali. Quegli stessi industriali che poi vediamo in TV parlare di come l’Italia andrebbe migliorata. Ad uccidere il territorio è quella parte di società che si arroga la definizione di "parte trainante dell'Italia". Quell'industria sempre pronta a chiedere, a pretendere, da questo o quel governo, di ottenere sgravi, diminuzione della pressione fiscale ed altri vantaggi, nel nome di una produttività che sulla carta dovrebbe portare sviluppo al Paese, ma che nella pratica è rivolta solo ad internalizzare i profitti ed esternalizzare i costi. Anche quelli ambientali. Avvelenando il territorio ed i cittadini. di Alessandro Iacuelli
 
L'inceneritore di Acerra come quello di Copenaghen... Ma mi faccia il piacere PDF Stampa E-mail
mercoledì 28 novembre 2007

Sono sinceramente indignato per le affermazioni riportate da alcuni organi di stampa da parte della FIBE: l’inceneritore di Acerra è uguale a quello appena costruito a Copenaghen. Pur convinto sostenitore della Linea Rifiuti Zero, ritengo che si debba evidenziare quanto di falso riportato, allo scopo di smettere di fare prendere in giro i cittadini campani e i lavoratori con informazioni che mettono in rilievo, a mio parere, solo la criminale avidità di FIBE e di chi ha pensato e voluto il MAXI MOSTRO di Acerra, provocando un vero disastro ambientale. Infatti, il citato inceneritore citato di Copenaghen (presumo l’impianto di Verstforbraending) tratta ogni anno non più di 325.000 tonnellate di rifiuti, cioe’ la metà di quanto previsto ad Acerra!
L’intera Danimarca (che ha una popolazione complessiva pressocchè pari alla sola Campania) ha infatti indirizzato l’impiantistica degli inceneritori verso impianti piccoli , circa 32  (dati del 2002), per un totale di incenerimento annuo di poco piu’ di 3 milioni di tonnellate di rifiuti , cioè poco più di quanto si produce nella sola Campania .
Ogni piccolo impianto, ben distanziato sul territorio, anche per distribuire al meglio l’inquinamento, ha quindi una portata non superiore alle 90.000 tonnellate/anno, cioè non superiori alle 200 tonnellate al giorno, dieci volte meno delle 1.800 tonnellate al giorno previste per il mostro di Acerra!
La cifra di 75 milioni di euro da pagare ancora per completare il Mostro, è persino sufficiente a costruire e completare ex-novo un singolo inceneritore di dimensione medie europee di circa 90.000 tonnellate/anno con le dovute garanzie di impiantistica .
Il Piano PASER 2007, che pure contiene gravissime aberrazioni in tema di impianti di incenerimento mascherati da impianti a biomasse, sancisce pero’ che sono sufficienti non più di 25 milioni di euro per costruire impianti di incenerimento da 100-120.000 tonnellate/anno .
Quindi con 75 milioni se ne possono costruire tre nuovi da oltre 300.000 tonnellate/anno.
In tempi brevi, quindi, si sarebbero potuti costruire (se si voleva) impianti di incenerimento in grado di bruciare il 25% del materiale post- consumo (e non rifiuti) di Napoli.
Con adeguati e idonei impianti di compostaggio per il 30% di “umido” e la raccolta differenziata al 50 % di legge, a Napoli saremmo quasi a posto.
Con Toto’, mi viene solo da dire con amarezza “Ma mi faccia il piacere!” quando si insiste a volere prendere in giro la gente affermando che un maxi impianto come quello di Acerra inquinerà di meno dei suoi  piccoli “gemelli” di Vienna, Copenaghen, ecc .
E’ come volere fare credere a tutti che un TIR possa, con le dovute marmitte catalitiche di ultima generazione, inquinare meno di una FIAT 500.
L’Avidità dei “Signori degli Impianti” in questo secolo è Demone più pericoloso e dannoso del Demone dei “Signori della Guerra”, che ha trascinato nel disastro Nazioni intere come il Giappone nel secolo scorso. La Terra intera oggi sta per essere trascinata nel disastro.
Noi in Campania viviamo tutti questo disastro unico al mondo non certo a causa degli ambientalisti idealisti duri e puri, utile copertura mediatica, ma per la pura avidità di puntare a maxi impianti (irrealizzabili in tempi brevi) che devono bruciare tutto senza raccolta differenziata per incassare al massimo (e a vantaggio di pochi) sull’incenerimento dei rifiuti, ricattando tutto e tutti:  oggi si ricatta utilizzando i salari dei dipendenti addetti alla costruzione del Mostro.
Ad Acerra, in una zona già disastrata da diossina, e per legge, al massimo si dovrebbe costruire un impianto che sia veramente come quelli di Vienna o Copenaghen, e cioè almeno il 50% piu’  piccolo!
Vuoi vedere che sarebbe gia’ in funzione?  Quousque tandem………?
 
Napoli 27 novembre 2007
Antonio Marfella
Tossicologo oncologo

 

 
Marfella: "Mi sono contaminato mangiando mozzarelle casertane" PDF Stampa E-mail
domenica 07 ottobre 2007
Il sospetto si è concretizzato. L'allarme diossina in Campania coinvolge non solo gli animali, ma anche gli esseri umani. Finalmente le prove dell'avvenuta contaminazione sono arrivate. A luglio un medico napoletano, Antonio Marfella, impegnato da anni nella lotta per la tutela della salute pubblica, oncologo di fama nazionale presso l'Istituto Pascale di Napoli, si e sottoposto ad un semplice prelievo di sangue. Gli strumenti di laboratorio del Pacific Rim Lab in Canada e quelli del Consorzio interuniversitario nazionale di Porto Marghera hanno evidenziato nel sua sangue ben 74 picogrammi di diossina per grammo, una cifra altamente tossica considerando che il limite previsto per legge è di 7 picogrammi/g. E nel sangue del pastore di Acerra deceduto per tumore, Vincenzo Can n a vacci uolo. sono stati riscontrati ben 255 picogrammi delle medesime sostanze, mentre il fratello Mario,. anch'egli sottopostosi a prelievo, ne ha ben 45 picogrammi/g. Dati davvero allarmanti, che confermano i sospetti degli ambientalisti e dei comitati che sostengono l'Assise di Palazzo Marigliano di Napoli, che da anni denuncia questo immane disastro ambientale legato ai rifiuti tossici interrati dalle eco-mafie da oltre vent'anni. "Non me l'aspettavo" - mi ha detto Marfella visibilmente scosso dalle risposte delle analisi - "davvero un brutto colpo. E ' evidente che l'allarme non può riguardare solo Acerra o il nolano-giuglianese. Anche Napoli è a rischio, io vivo al Vomero, faccio l'oncologo, mica l'operaio del petrol-chimico! Come spiegare la diossina che ho in corpo? Con l'alimentazione a base di mozzarelle. Ne mangio molte, le compro a Mondragone e nel casertano. Senza parlare delle verdure di Acerra. Insomma, soffro di diabete e finalmente ho scoperto perché da qualche anno si scompensa facilmente. E' la diossina...".
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